Certamente
attraverso la via fluviale, il Tanaro, giunsero nel luogo i primi abitatori che da oltre
quattro millenni si insediarono nelle anse e sulle prominenze che il fiume formava lungo
il suo corso. Ne sono testimonianza i recenti ritrovamenti del neolitico annonese, così
come l'abbondanza nel suolo di reperti paleontologici e fossili (mastodonte, dinosauro,
conchiglie) riporta alle ere geologiche.
La presenza di Roma imperiale e colonizzatrice è confermata dagli scavi effettuati dalla
Sovraintendenza archeologica intorno alla Chiesa delle Ciappellette, dove furono rinvenuti
resti di embrici e vasellame di epoca romana, già affiorati in altre zone che, nel tratto
da "Quartum"
ad "Nonum" "Quattordecim" segnavano il percorso della Via Fulvia.
Le vicende medioevali anteriori al 1000 sono legate agli Arduinici dalla
"offersione" della cappella di Flexo da parte di Olderico marchese di
Torino alla Abbazia di Pomposa; successivamente agli Aleramici
con il marchesato
d'Incisa, che nel 1155, alla discesa in Italia del Barbarossa estese la
propria giurisdizione sul territorio della "Rocheta", già pertinenza prima
della Chiesa e poi del Comune di Asti.
La ormai documentata esistenza della fortezza di Priamissa "ad
petram missam", la torre cilindrica e resti delle mura e di parte dell'antico
castello, tuttora residenza della famiglia, restano testimonianza della secolare presenza
degli Incisa alla cui storia cavalleresca e feudale fu legata fino al
1700 la vicenda rocchettese.
Contrariamente alle limitrofe Rocca ed Annnone, Rocchetta non fu compresa tra le terre che
Giangaleazzo
Visconti, nel 1387 donò alla figlia Valentina in occasione del matrimonio con il Duca
di Valois, ma con l'accresciuta potenza dei Visconti e degli Sforza, entrò nella sfera
politica del Ducato di Milano.
Dopo la distruzione del Castello di Incisa (26 luglio 1514) ad opera di Guglielmo
IX di Monferrato ed il conseguente smembramento del Marchesato, gli Incisa
della Rocchetta raggiunsero il governo della loro parte di marchesato ricevendone
regolare investitura (1535) dal Governo spagnolo di stanza a Milano, che considerava
Rocchetta "feudum rectum".
Non mancarono le tristi conseguenze per la presenza di eserciti stranieri durante le
Guerre di Successione, che per quasi un secolo gravarono pesantemente sulla popolazione
costretta a convivere con situazioni precarie e difficili che stimolarono tuttavia quella
vocazione commerciale di cui è simbolo il "bisante d'oro" - moneta coniata
durante l'Impero Bizantino - che stringe tra le branche il leone rampante dello Stemma
Comunale.
La storia, i vini.
La vocazione
enogastronomica fa parte della cultura, della storia e della economia locale.
Coltivazione della vite, produzione e commercializzazione del Barbera e Grignolino hanno
anche avuto grandi pionieri come gli Incisa, che già agli inizi dell'800
coltivavano estesi vigneti ed il marchese Leopoldo Incisa sperimentò ben
105 qualità di vitigni "indigeni ed esteri"; pubblicò nel 1861 la prima
raccolta ampelografica del Piemonte.
Giacomo Bologna "Braida" negli anni '80 promosse e fece
conoscere la Barbera fuori dai confini nazionali, valorizzandone le caratteristiche e
nobilitandola alla stregua dei più grandi vini italiani, uno tra i più conosciuti
produttori "storici"di Rocchetta: la tradizione vitivinicola continua nelle
attività delle qualificate Aziende e Cantine Locali, come Pinbologna ed
altri.
Le presenze
artistiche
In aperta campagna, un
tempo sulla riva del Tanaro, sorge la chiesetta di Santa Maria de Flexio
(Santa Maria de Flisco)
con abside romanica, già dipendenza dell'Abbazia di Pomposa, cui fu donata in
"xenodochio" (cernobbio) da Sigfredo presbitero "professo ex natione sua
lege vivere longobardorum" nel 1036.
In regione Sant'Emiliano sorge l'omonima chiesetta, già dipendenza
dell'Abbazia di Azzano che estendeva la propria giurisdizione su cascine e terre del
territorio rocchettese confinante con "Roca".
Nel concentrico, il Salone Santa Caterina, un tempo Chiesa della Confraternita
della ss. Annunziata o dei "Battuti", conserva un affresco
scalpellinato in corso di studi da parte della Soprintendenza ai Beni artistici, colonne e
mensole romaniche.
La Chiesa Parrocchiale costruita nel 1700 su preesistente cappella
medioevale dedicata a Santo Stefano, ha campanile romanico datato MCCCCLXXIIII (1474).
Conserva un'acquasantiera marmorea con inciso "Comunitas Rocheta 1476", dipinto
attribuito alla scuola del Caccia, dipinto di Michelangelo
Pittatore, crocifisso in avorio del 1700 di scuola provenzale.
Nella Chiesa fu sepolto il celebre economista Battista Vasco
(1733-1796) morto al castello degli Incisa; una grande lapide riporta la dotta epigrafe
funerario dettata in latino dall'amico letterato Francesco Morelli.
Altra lapide ricorda il salesiano Mons. Giuseppe Fagnano (1844-1916) missionario esploratore della
Patagonia e Terra del
Fuoco, sepolto nella cattedrale
di Punta Arenas; al suo nome è legato il più grande lago della Terra del Fuoco, ma
soprattutto alle pagine più significative delle missioni salesiane in Sud America. La sua
prima Missione in Terra del Fuoco è oggi considerata dalla legge argentina, Monumento Storico di Interesse
Nazionale.
Il Parco
Naturale di Rocchetta Tanaro
Dal 1980 Rocchetta Tanaro fa parte delle aree regionali, e proprio a quell'anno risale l'istituzione del Parco Naturale Regionale di Rocchetta Tanaro. Il territorio del Parco si estende per ca. 100 Ha in una zona collinare attraverso una distesa ininterrotta di alberi secolari: faggi, querce, castagni, rovere. Qui è facile incontrare numerose specie di animali protette, tra le quali il tasso, la volpe, il cinghiale e diverse specie di uccelli, tra le quali è sovente visibile l'airone. Nel fiume troviamo ancora il gambero rosso di fiume, un importante indicatore
biologico.
Il Comune è tra i promotori di un programma di rivalutazione territoriale denominato
"dall'oasi del Tanaro alla riserva della Valsarmassa", le cui caratteristiche principali sono la presenza sul territorio di una forte concentrazione di aree protette collegate da un camminamento pedonale e la ricchezza in zona di produzioni agroalimentari particolari, quali il vino, il miele, le grappe, le piante officinali, i prodotti conservieri.
Rocchetta Tanaro è stato uno dei primi Comuni italiani a dichiararsi "Comune
antitransgenico".
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