Rocchetta Tanaro nella storia

Sommario
  Note storiche
  Cenni sulla resistenza
L'attualità della Resistenza
di Lucio Tomalino
   
   
   
 

 

Certamente attraverso la via fluviale, il Tanaro, giunsero nel luogo i primi abitatori che da oltre quattro millenni si insediarono nelle anse e sulle prominenze che il fiume formava lungo il suo corso. Ne sono testimonianza i recenti ritrovamenti del neolitico annonese, così come l'abbondanza nel suolo di reperti paleontologici e fossili (mastodonte, dinosauro, conchiglie) riporta alle ere geologiche.
La presenza di Roma imperiale e colonizzatrice è confermata dagli scavi effettuati dalla Sovraintendenza archeologica intorno alla Chiesa delle Ciappellette, dove furono rinvenuti resti di embrici e vasellame di epoca romana, già affiorati in altre zone che, nel tratto da "Quartum" "Ad Nonum" "Ad Quattordecim" segnavano il percorso della Via Fulvia.
La via segnata sulla tabula Peutengeriana senza l'indicazione del nome, e oggi comunemente denominata Fulvia, collegava Dertona con Hasta, e il suo percorso è in molti punti ricostruibile. Da Dertona, la strada procedeva verso ovest, all'interno di un agro centuriato, con un lungo rettilineo, che raggiunge tuttore San Giuliano Vecchio e Spinetta Marengo, da dove procedeva per Forum Fulvii. Nei pressi di questo sito la via attraversava il tanaro e volgeva verso nord-ovest, forse verso felizzano. A nord del fiume, il percorso della Fulvia verso Hasta è ipotizzabile grazie numerosi toponimi che sembrano connessi alla viabilità romana, come Quattordio (Ad quattuordecim), Castello d'Annone (Ad nonum) Quarto Valterza (Ad tertium lapidem), Quargnento (Quadrigentum). Giunta ad Asti la via forse volgeva verso Augusta Taurinorum ed i passi alpini. 
Le vicende medioevali anteriori al 1000 sono legate agli Arduinici dalla "offersione" della cappella di Flexo da parte di Olderico marchese di Torino alla Abbazia di Pomposa; successivamente agli Aleramici con il marchesato d'Incisa, che nel 1155, alla discesa in Italia del Barbarossa estese la propria giurisdizione sul territorio della "Rocheta", già pertinenza prima della Chiesa e poi del Comune di Asti.
La ormai documentata esistenza della fortezza di Priamissa "ad petram missam", la torre cilindrica e resti delle mura e di parte dell'antico castello, tuttora residenza della famiglia, restano testimonianza della secolare presenza degli Incisa alla cui storia cavalleresca e feudale fu legata fino al 1700 la vicenda rocchettese.
Contrariamente alle limitrofe Rocca ed Annone, Rocchetta non fu compresa tra le terre che Giangaleazzo Visconti, nel 1387 donò alla figlia Valentina in occasione del matrimonio con il Duca di Valois, ma con l'accresciuta potenza dei Visconti e degli Sforza, entrò nella sfera politica del Ducato di Milano.
Dopo la distruzione del Castello di Incisa (26 luglio 1514) ad opera di Guglielmo IX di Monferrato ed il conseguente smembramento del Marchesato, gli Incisa della Rocchetta raggiunsero il governo della loro parte di marchesato ricevendone regolare investitura (1535) dal Governo spagnolo di stanza a Milano, che considerava Rocchetta "feudum rectum".
Non mancarono le tristi conseguenze per la presenza di eserciti stranieri durante le Guerre di Successione, che per quasi un secolo gravarono pesantemente sulla popolazione costretta a convivere con situazioni precarie e difficili che stimolarono tuttavia quella vocazione commerciale di cui è simbolo il "bisante d'oro" - moneta coniata durante l'Impero Bizantino - che stringe tra le branche il leone rampante dello Stemma Comunale.

La storia, i vini.

La vocazione enogastronomica fa parte della cultura, della storia e della economia locale.
Coltivazione della vite, produzione e commercializzazione del Barbera e Grignolino hanno anche avuto grandi pionieri come gli Incisa, che già agli inizi dell'800 coltivavano estesi vigneti ed il marchese Leopoldo Incisa sperimentò ben 105 qualità di vitigni "indigeni ed esteri"; pubblicò nel 1861 la prima raccolta ampelografica del Piemonte.
Giacomo Bologna "Braida" negli anni '80 promosse e fece conoscere la Barbera fuori dai confini nazionali, valorizzandone le caratteristiche e nobilitandola alla stregua dei più grandi vini italiani, uno tra i più conosciuti produttori "storici"di Rocchetta: la tradizione vitivinicola continua nelle attività delle qualificate Aziende e Cantine Locali, come Pinbologna ed altri.

Le presenze artistiche

In aperta campagna, un tempo sulla riva del Tanaro, sorge la chiesetta di Santa Maria de Flexio con abside romanica, già dipendenza dell'Abbazia di Pomposa, cui fu donata in "xenodochio" (cernobbio) da Sigfredo presbitero "professo ex natione sua lege vivere longobardorum" nel 1036.
In regione Sant'Emiliano sorge l'omonima chiesetta, già dipendenza dell'Abbazia di Azzano che estendeva la propria giurisdizione su cascine e terre del territorio rocchettese confinante con "Roca".
Nel concentrico, il Salone Santa Caterina, un tempo Chiesa della Confraternita della ss. Annunziata o dei "Battuti", conserva un affresco scalpellinato in corso di studi da parte della Soprintendenza ai Beni artistici, colonne e mensole romaniche.
La Chiesa Parrocchiale costruita nel 1700 su preesistente cappella medioevale dedicata a Santo Stefano, ha campanile romanico datato MCCCCLXXIIII (1474). Conserva un'acquasantiera marmorea con inciso "Comunitas Rocheta 1476", dipinto attribuito alla scuola del Caccia, dipinto di Michelangelo Pittatore, crocifisso in avorio del 1700 di scuola provenzale.
Nella Chiesa  fu sepolto il celebre economista Battista Vasco (1733-1796) morto al castello degli Incisa; una grande lapide riporta la dotta epigrafe funerario dettata in latino dall'amico letterato Francesco Morelli.
Altra lapide ricorda il salesiano Mons. Giuseppe Fagnano (1844-1916) missionario esploratore della Patagonia e Terra del Fuoco, sepolto nella cattedrale di Punta Arenas; al suo nome è legato il più grande lago della Terra del Fuoco, ma soprattutto alle pagine più significative delle missioni salesiane in Sud America. La sua prima Missione in Terra del Fuoco è oggi considerata dalla legge argentina, Monumento Storico di Interesse Nazionale.

Il Parco Naturale di Rocchetta Tanaro

Dal 1980 Rocchetta Tanaro fa parte delle aree regionali, e proprio a quell'anno risale l'istituzione del Parco Naturale Regionale di Rocchetta Tanaro. Il territorio del Parco si estende per ca. 100 Ha in una zona collinare attraverso una distesa ininterrotta di alberi secolari: faggi, querce, castagni, rovere. Qui è facile incontrare numerose specie di animali protette, tra le quali il tasso, la volpe, il cinghiale e diverse specie di uccelli, tra le quali è sovente visibile l'airone. Nel fiume troviamo ancora il gambero rosso di fiume, un importante indicatore biologico.
Il Comune è tra i promotori di un programma di rivalutazione territoriale denominato "dall'oasi del Tanaro alla riserva della Valsarmassa", le cui caratteristiche principali sono la presenza sul territorio di una forte concentrazione di aree protette collegate da un camminamento pedonale e la ricchezza in zona di produzioni agroalimentari particolari, quali il vino, il miele, le grappe, le piante officinali, i prodotti conservieri. 
Rocchetta Tanaro è stato uno dei primi Comuni italiani a dichiararsi "Comune antitransgenico".

Immagine di Mons. Fagnano con Don Bosco

MonsFagnano con DonBosco icona.jpg (864 byte)
 

Si ringrazia il Sig. Stefano Icardi per il lavoro
sulle memorie di Rocchetta Tanaro

Storia, folklore, personaggi, ambiente, economia, società
Rocchetta Tanaro sorge nel territorio a sud di Asti, in sponda destra del Fiume Tanaro, tra il Comune di Castello di Annone ed il Comune di Masio, sull'antico percorso della via Francigena. E' certamente attraverso la via fluviale che giunsero i primi abitatori del luogo che oltre quattro millenni or sono si insediarono nelle anse e sulle prominenze che il fiume formava lungo il suo corso. Ne sono testimonianza i recenti ritrovamenti del neolitico, così come l'abbondanza nel suolo di reperti paleontologici e fossili. La presenza di Roma imperiale e colonizzatrice è confermata dagli scavi effettuati intorno alla Chiesa delle Ciappellette, dove furono rinvenuti resti di embrici e vasellame di epoca romana.
Fin dal 1200, Rocchetta Tanaro lega le sue sorti al nome dei Marchesi Incisa. La torre cilindrica , i resti delle mura e di parte dell'antico castello, tuttora residenza della famiglia, restano testimonianza della secolare presenza degli Incisa alla cui storia cavalleresca e feudale la vicenda rocchettese fu legata fino al 1700.
In aperta campagna, un tempo sulla riva del Tanaro, sorge la chiesetta di Santa Maria de Flexio con abside romanica, già dipendenza dell'Abbazia di Pomposa. 
Nel concentrico, il Salone Santa Caterina, conserva un affresco scalpellinato. La Chiesa Parrocchiale costruita nel 1700 su preesistente cappella medioevale dedicata a Santo Stefano, ha un campanile romanico.
Dal 1980 Rocchetta Tanaro fa parte delle aree regionali, e proprio a quell'anno risale l'istituzione del Parco Naturale Regionale di Rocchetta Tanaro. 
Il territorio del Parco si estende per ca. 100 Ha in una zona collinare attraverso una distesa ininterrotta di alberi secolari : faggi, querce, castagni, rovere. Qui è facile incontrare numerose specie di animali protette, tra le quali il tasso, la volpe, il cinghiale e diverse specie di uccelli, tra le quali è sovente visibile l'airone. Nel fiume troviamo ancora il gambero rosso di fiume, un importante indicatore biologico. 
Il Comune è tra i promotori di un programma di rivalutazione territoriale denominato "dall'oasi del Tanaro alla riserva della Valsarmassa", le cui caratteristiche principali sono la presenza sul territorio di una forte concentrazione di aree protette collegate da un camminamento pedonale e la ricchezza in zona di produzioni agroalimentari particolari , quali il vino, il miele, le grappe, le piante officinali, i prodotti conservieri. 
Rocchetta Tanaro è stato uno dei primi Comuni italiani a dichiararsi "Comune antitransgenico".

Le alluvioni

 

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