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"Resistere
in collina" Memorie di paesi in guerra
Documentario didattico
prodotto dall’Israt nell’ambito del progetto europeo
“La memoria delle Alpi – I sentieri della libertà”.
Le testimonianze dei
protagonisti, la storiografia e la letteratura resistenziale sottolineano spesso
lo stretto legame esistente tra la lotta partigiana e l’ambiente in cui essa si
è sviluppata. In particolare, appaiono fondamentali due elementi: le
caratteristiche del territorio e la popolazione che lo abita. Dal rapporto che
il movimento partigiano è riuscito a stabilire con questi due fattori sono in
buona parte dipesi il suo radicamento, il suo sviluppo e, nelle fasi più dure
della guerra, la sua capacità di resistere e sopravvivere. A questi temi è
dedicato il documentario dell’Israt Resistere in collina, ultimo di cinque
documentari didattici prodotti dall’Israt nell’ambito del progetto europeo “La
memoria delle Alpi – I sentieri della libertà”.
Il rapporto tra partigiani e popolazione contadina è il filo conduttore di un
racconto che si dipana tra le incertezze ed i dubbi di una generazione, nata e
cresciuta sotto il fascismo, chiamata a compiere una difficile scelta di rottura
con il passato.
Fin dai giorni successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943, il territorio
collinare dell’Astigiano e la sua popolazione hanno saputo aiutare, nascondere e
proteggere i soldati sbandati ed i giovani renitenti ai bandi della Repubblica
di Salò.
A parte importanti azioni di primi gruppi di partigiani, ancora isolati tra di
loro, compiute per lo più nelle valli Belbo e Bormida e nel Costigliolese, fino
alla tarda primavera del 1944, quanti decidevano di passare dalla renitenza ad
una scelta di resistenza attiva sceglievano però, per lo più, la via delle
vallate alpine.
Anche quando molti operai, dopo gli scioperi del marzo 1944, dovettero
abbandonare Asti per evitare la repressione nazifascista, l’indicazione che
giunse loro dal partito comunista fu di raggiungere le formazioni partigiane
nell’alta Langa o sulle montagne del Biellese.
“La zona era troppo scoperta – ricorda un partigiano - tedeschi e fascisti erano
a pochi chilometri: ad Asti, ad Alessandria, a Casale, ad Acqui… In un niente ti
potevano arrivare addosso… C’erano solo tante vigne e pochi boschi… vivere alla
macchia era quasi impossibile, qui!”.
Ma conoscere il territorio era, come si è detto, fondamentale per sopravvive e
l’eccidio di Melle, in bassa Val Varaita, lo conferma tragicamente: tredici
giovani sbandati, tra cui nove astigiani giunti da pochi giorni in zona, caddero
nella rete di un rastrellamento tedesco e vennero fucilati il primo aprile 1944.
Montagna e fabbriche come luoghi-simbolo della Resistenza, quindi. Ma anche i
boschi e le colline rappresentano “luoghi” del movimento partigiano, basta
scorrere le intense pagine di Beppe Fenoglio o soffermarsi davanti ai cippi che
costellano bricchi e versanti in ricordo dei troppi caduti per coglierne il
significato fisico e simbolico. E questo vale anche per i partigiani astigiani.
E’ nei “boschi del Marchese”, sulle colline tra Rocchetta Tanaro e Mombercelli,
che si incontrarono i renitenti della valle Tanaro e della Val Tiglione per
cercare di coordinare le attività ed i movimenti dei piccoli gruppi isolati che
avevano rifiutato di continuare la guerra fascista.
E’ nei boschi delle colline tra Albugnano e Piea che giunsero alla spicciolata,
nell’autunno 1944, molti partigiani che hanno sostenuto aspri scontri con i
nazifascisti dalle valli di Lanzo ed in Val Pellice.
E, dopo lo sbandamento delle formazioni nell’inverno 1944-1945, quando la
sconfitta fece crollare l’illusione di pace che aveva caratterizzato la vita dei
partigiani e dei paesi durante l’estate e l’autunno precedenti, Davide Lajolo
scrive che erano rimasti attivi ed alla macchia solo i partigiani della prima
ora, i “partigiani dei boschi”.
Il documentario Resistere in collina ha come sottotitolo Memorie di paesi in
guerra, per ricordare come le colline ed i boschi che hanno protetto e spesso
visto cadere i partigiani fossero abitati da gente inerme, che ha subito la
guerra e le sue violenze, pagando anch’essa duramente il prezzo della libertà.
a cura dell'ISRAT
Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in
provincia di Asti |