Cari Rocchettesi residenti e in diaspora ! 

Il mese di maggio è terminato, e la devozione del S. Rosario pregato comunitariamente ha avuto un “buon successo” per quanto riguarda l’affluenza di fedeli, sia in parrocchia che nei borghi e nelle frazioni. (Solo alla Castagnassa non si è potuti andare.) Questo successo sarà dovuto all’ascolto dell’invito del Papa, per quest’anno di pregare di più col Rosario? 
Sicuramente la grazia di Dio ci ha aiutati. Un ringraziamento per questo buon successo va anche alla Sig.ra Menica Ratti che con la sua disponibilità e gratuità ci porta (non solo da quest’anno) nelle frazioni con il pulmino. Una nuova iniziativa è stata quella di andare e ritornare “a piedi” sia a Cornalea, che all’Asinara, che a Sant’Emiliano, compiuto da un “intrepido gruppetto” e penso che nei prossimi anni si farà sempre più numeroso. 
Il tempo è stato favorevolissimo! Possiamo dire quindi “Deo Gratias”. Non possiamo non notare la mancanza degli “eterni assenti” (escluso che nei Borghi e Frazioni e poi non più di tanto!) che sono i giovani (nostra speranza??) a partire dai 14 anni in su e il reparto “uomini” e “geriatria maschile”. Forse questa preghiera è stata confezionata solo per “signore attempate e perditempo?” 
Ma si sa che gli “eterni assenti” qualsiasi iniziativa sia religiosa che mondana si proponga a Rocchetta restano sempre “assenti” e forse anche “schifati”. 
Il Santo Rosario è quasi sempre stato intercalato da brevi riflessioni sia sul piano evangelico che commenti al mistero annunciato. 
Lodevole l’iniziativa dei borghi e delle frazioni come alla Casa di Riposo di offrire dopo la preghiera, una bevanda e un pasticcino. 
MA QUI LO SCANDALO !!! 
Molti, o pochissimi (non si sa! Ma un serpeggiare di “illazioni” e “scandali” su questa consolidata abitudine) restano “disgustati” da questa “mondanità fuori luogo”. 
Potremmo chiamarli i “Duri e Puri” della situazione.
Non è scritto da nessuna parte che dopo la preghiera del Santo Rosario comunitario si debba per forza fermarsi e “trangugiare” cose buone o disgustose come “dei beoni e mangioni” e nessun borgo e frazione è tenuta a questo “party” che sa molto di comunità protestante-benestante. 
Detto questo penso che la libertà di partecipare o meno al dopo Rosario non debba e non voglia offendere nessuno. Siamo o non siamo liberi delle nostre azioni? 
Ma vorrei rivolgere una domanda ai “duri e puri”: l’accoglienza, l’AGAPE fraterna si sa che cosa è, e dove sta di casa? Si dice da parte di alcuni/e che si va più volentieri nei borghi e frazioni perché “c’è da mangiare” !
Cioè si va sollecitati “solo dal rinfresco”. Rispondo che grazie a Dio “tutti” i partecipanti, oggi come oggi, vanno al Rosario con la “pancia piena” ! Si dice così anche per il “caffè caldo” e la crostata (e non solo!) che si consumano dopo la messa mensile delle Ciapellette! Che bello fermarsi 10 minuto a chiedersi “come va”? e a informarsi su notizie o annunciare gioie e dolori dei singoli e della parrocchia ! E vi garantisco che riacquistare 10 minuti “di tempo” senza impegni per noi “comunità” e sempre più difficile! 
Fui scandalizzato molti anni fa quando seppi di un’iniziativa inventata da un Fratello della Scuola Cristiana che a Torino organizzava ogni domenica e festa religiosa e continuava dando colazione - pranzo – merenda a “Barboni” (vedi oggi ogni categoria di disadattati o disagiati) con l’obbligo di ascoltare la catechesi e la Santa Messa. A parte che a Torino, la domenica, le mense dei “Barboni” sono al 90% chiuse …. Mi ricredetti partecipando una domenica come “Barbone”. Trovai giovani e meno giovani, ex carcerati non inseriti pienamente anche se avevano il loro regolare lavoro. Chiesi: perché qui con questo obbligo ? Mi risposero: è l’unico luogo dove ci sentiamo a casa e dove siamo chiamati per nome (al pomeriggio ci sono giochi o gite.
Senza parlare di iniziative che questi “Barboni” compiono riscattando loro stessi). Altroché “Parigi val ben una messa”! cioè “la fame è tanta e ci fa digerire anche la messa.” Forse il paragone con noi non calza molto, persone stimate e per bene ….. e non bisognose. Mi ricordo il mio soggiorno a Londra dove frequentavo la Messa in “Soho Square” chiesa tenuta dai Gesuiti della Comunità Cinese. Vi garantisco che se entravi depresso ne uscivi ancor peggio, proprio per la “non gioia” che quella funzione e i personaggi emanavano. Fortunatamente alla domenica, uscito dai “Cinesi”, entravo nel tempio-protestante francese, sempre nella stessa piazza e pur essendoci numericamente la stessa quantità di persone vi garantisco che l’accoglienza nel tempio e la funzione era “molto umana”, ti sentivi a casa. La prima volta, non sapendo come andassero le cose, mi offrirono loro per panini perché pranzassi con chi si fermava dopo la funzione, vi garantisco che per uno “straniero” era segno di grande ospitalità e condivisione. 
Stessa sensazione anni prima nella chiesa “Anglicana di Gerusalemme”, dove nel monastero Cattolico trappista di Latrun, conobbi un pastore americano e uno australiano che con me facevano un ritiro spirituale, e che andai poi a trovare nella loro chiesa. 
Dopo la S. Messa (lunga come la nostra e pressoché uguale)…  tutti nel bell'orticello inglese a fianco della cattedrale con tavolini, seggiole, ombrelloni e fiori profumati a “consumare” il “fiero pasto” offerto dal Vescovo e Signora ! 
Pasto molto inglese (!) che mi fece riflettere: oltre alla preghiera anche la condivisione di ciò che è primario nella persona: il mangiare e il bere ! 
Il Salmo 132 dice: “Ecco quanto è buono e quanto è soave, che i fratelli vivano insieme!” E se mi è permesso un perfido commento: “quanto è difficile (con le sole nostre forze) effettuare questo progetto di Dio!” 
Si sa, la lingua non sempre parla a proposito …! Forse abbiamo troppo e ci dimentichiamo la fatica del viandante e del pellegrino che ha sete e deve rifocillarsi. 
E vedo questi “scandalosi” momenti del dopo Rosario comunitario come un riappropriarsi e ricordarsi dell’ospitalità propria della società rocchettese di oggi che vedendosi per la strada “da soli” non si ha neppure il coraggio di abbozzare un sorriso di saluto, ma si fa finta di non vedere “l’altro”. 
Arrivederci a maggio 2004, liberi di andare a pregare sia che si offra il “rinfresco” o non lo si offra e soprattutto di non fare i paragoni: in questo borgo o frazione “sì che si mangia bene !!!!” Spiritualità e corporeità debbono viaggiare insieme e in armonia ! Arrivederci col commento sulla processione del 17 maggio alle Ciapellette !
Ciao! Vorrei porgere un saluto a Barbara Scarsella che vive e studia in Inghilterra a Reigate; e un saluto , un grazie, e un arrivederci (mandaci una cartolina) a Suor Carla che è partita per la Bolivia e ha predicato alle Ciapellette il 17/05/2003. Un abbraccio dai Rocchettesi !  

Piero Cresta
e.racca@email.it 

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