
I detriti del guado scaricati a
valle.
Annone e Rocchetta protestano contro Asti
Oggi alle sette viene riaperto,
ma è polemica sul ripristino con migliaia di tronchi rigettati nel Tanaro
ASTI
Il sole e squarci di cielo azzurro tra le nuvole, hanno allontanato ieri pomeriggio le
immagini di pioggia e fango dei giorni scorsi. Il Tanaro e gli altri affluenti ieri non
facevano più paura. Si tenta una conta dei danni, notevoli soprattutto per la viabilità.
Ad Asti il nodo resta il guado di corso Savona, che sarà riaperto da stamane alle sette,
sotto il controllo dei vigili. L’opera di ripristino è stata delicata. Spiega l’assessore
Ferrante Marengo: «Tratti del guard-raid erano danneggiati dai tronchi portati dalla
corrente. La struttura ha resistito alla enorme spinta della massa d’acqua e dei
detriti, ma andava rimessa in sicurezza. Verranno sistemati tratti di spartitraffico in
cemento come spalletta laterale. Fatte le opportune verifiche statiche il guado sarà
riaperto domani alle sette (oggi, ndr)».
Ma è sulle modalità che hanno portato alla sgombero della «diga» formatasi contro il
guado che si concentra la polemica. Da lunedì pomeriggio erano entrare nuovamente in
azione le ruspe delle imprese appaltatrici. Per tentare di sbrogliare l’enorme massa
accumulata, tronchi rami e altri detriti sono stati fatti scivolare sotto e oltre il guado
rimettendoli di fatto tra i flutti della corrente del fiume. C’è chi sostiene che
questa «scelta», oltre che liberare velocemente il guado, ha consentito al Comune di
Asti di non dover sostenere le ingenti spese per smaltire i detriti, che in questi casi
vengono considerati rifiuti speciali, aprendo un contenzioso con il Magispo.
I detriti trasportati dalla corrente, hanno trovato prima il ponte della tangenziale Sud,
quello di Castello d’Annone e poi il ponte e il guado già semidistrutto da precedenti
piene di Rocchetta, formando una nuova diga, pericolosissima. I detriti che non si sono
fermati contro i piloni hanno proseguito la loro corsa nel territorio alessandrino.
Ieri contro il guado di Rocchetta, che in mattinata ha cominciato a riaffiorare dall’acqua,
c'erano almeno, secondo una stima, circa 2 mila metri cubi di tronchi e altri rifiuti.
«Parte degli alberi rilasciati da Asti è passata oltre, ma un’altra quantità si è
fermata qui» ha confermato Claudio Musso, assessore ai Lavori pubblici della Provincia,
dopo un sopralluogo a Rocchetta.
Il sindaco di Castello d’Annone, Alessandro Valenzano (Pdci), è infuriato: «Il
comportamento del Comune di Asti è vergognoso, hanno agito in modo arrogante, senza
considerare i comuni a valle o, almeno, preavvertirli. Lunedì, saranno state le 17,
abbiamo cominciato a vedere che, da monte, tornava ad arrivava di tutto. Ho telefonato in
prefettura, ho cercato l’assessore ai Lavori pubblici Marengo, non l’ho trovato. Devo
ancora ricevere la sua telefonata».
L’intervento per rimuovere i materiali contro il guado è stato seguito, lunedì
pomeriggio, da centinaia di astigiani sugli argini. Le ruspe al lavoro erano cinque. «Una
sola prendeva i detriti - racconta un testimone - e li depositava su un camion, ma le
altre quattro smuovevano i materiali in modo che, scorrendo sotto il guado, scendessero a
valle. In un caso qualche tronco è stato sollevato e buttato dall’altra parte. Lo
abbiamo visto tutti e in tanti siamo rimasti stupefatti per quanto stava accadendo».
L’assessore Marengo non si scompone, anzi contrattacca: «Mi stupisce che qualcuno si
stupisca». Poi spiega: «Lo stesso intervento eseguito d’urgenza lunedì lo abbiamo
fatto dopo altre piene, sempre per liberare il guado: nessuno ha mai detto nulla. E’
inevitabile che accada: anche noi purtroppo ci siamo presi i detriti dei centri che stanno
a monte».
Il sindaco di Rocchetta, Sergio Aliberti, è stupefatto: «Se sai che a valle sono ancora
in emergenza e che Alessandria ci sta andando, come è successo lunedì pomeriggio, non è
giusto creare problemi agli altri». Intanto Musso annuncia: «Non appena ci saranno le
condizioni di sicurezza cominceremo a liberare il guado di Rocchetta dai detriti». Il
Comune ha individuato un’area vicina in riva al Tanaro, messa a disposizione dall’impresa
di escavazione Villa, in cui stoccare i materiali. Ma chi pagherà per smaltirli? Dice
Musso: «Ora lavoriamo per rendere sicuri i centri a valle, in uno spirito di
solidarietà. Poi penseremo anche a quello».
E il caso diventa anche «politico». In una interpellanza urgente i capigruppo consiliari
dei Ds (Fassone) dei Comunisti italiani (Bestente) e dei Popolari (Vercelli) chiedono a
sindaco di Asti Florio e all’assessore Marengo se «le modalità di rimozione dei
detriti sono state decise dagli uffici competenti» e se si sono valutati «gli elementi
di pericolo».
di Sergio Miravalle - Laura
Nosenzo
da La
Stampa

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