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"Colpa di una politica senza fondi né regia"
Il j'accuse dell'ex ministro dell'Ambiente Edo Ronchi:
la Finanziaria taglia, i fiumi continuano a esondare.
di ANTONIO CIANCIULLO
ROMA - "In alcuni commenti sull'alluvione ho notato un certo spirito da derby che non aiuta a capire: il partito del disastro climatico contro il partito del cemento. Come le due cause fossero contrapposte. Come se denunciando l'effetto serra si sponsorizzasse l'abusivismo. E' vero il contrario: proprio perchè il clima cambia in maniera drammatica occorre rendere ancora più severe le misure di protezione del territorio. Norme che fino a ieri potevano andar bene oggi devono essere rafforzate". Edo Ronchi, ex ministro dell'Ambiente, non nasconde il suo sconforto per il quadro che esce dal disastro del Piemonte e della Val d' Aosta.
Eppure c'è chi sostiene che la quantità di pioggia sia sostanzialmente immutata.
"Le rispondo con qualche dato. Nella Dora Riparia e nella Dora Baltea sono stati toccati i massimi storici. Al Ponte della Becca, subito dopo il punto in cui il Ticino si getta nel Po, l'onda di piena ha portato 13 mila metri al secondo contro gli 11 mila dell' alluvione del '94. Da qualche parte quest'acqua sarà pur arrivata".
Ha inciso anche il caldo, spostando la neve verso l'alto.
"Appunto. In questa stagione lo zero termico, cioè la quota a cui comincia a formarsi la neve, dovrebbe essere sulle Alpi attorno ai 1.600 metri. E invece lo troviamo a 2.500-2.800 metri. Quindi ci sono mille metri di pioggia in più, mille metri di quota in cui le precipitazioni non vengono bloccate in forma di neve ma precipitano immediatamente a valle".
Quanti millimetri di pioggia sono caduti?
"Il dato esatto è in elaborazione: la rete dei pluviometri va ancora messa a punto. Per fortuna invece ha funzionato meglio, rispetto al '94, il sistema d'allarme: altrimenti il disastro avrebbe avuto una dimensione ancora maggiore".
Si può anche vedere la questione da un altro punto di vista: anche a parità di pioggia il terreno è comunque troppo cementificato per accogliere l'acqua che viene giù. L'area di rispetto del Po è stata dimezzata in pochi decenni.
"Guardi, io ho una bellissima carta del bacino del Po. E' una piantina dell'Ottocento e a vederla ci si spaventa: non c'era un fiume, c'era un dedalo d'acqua che si allargava tra isole e spiagge. Di tutto ciò non è rimasto nulla. E' chiaro che se si pretende di far stare un bestione corpulento come il Po in un vestitino da adolescente prima o poi il tessuto scoppia".
Il coordinatore di Forza Italia del Piemonte sostiene che in questo disastro c'è una quota di responsabilità dei Verdi. Li accusa di essersi opposti alle escavazioni in alveo dei fiumi e dei torrenti aiutando così l'esondazione.
"E' una sciocchezza tecnica che suona bene perché sembra che ci sia una logica. Peccato che resti una sciocchezza: la dinamica dei fuidi è una scienza complessa, che ha le sue regole. Uno degli effetti tipici delle escavazioni in alveo è l'aumento della velocità di scorrimento dell'acqua: a scavar troppo e male si rischia di far venir giù i ponti. Altra cosa è prelevare i cosiddetti sovralluvionamenti, cioè l'eccesso di materiale trasportato dal fiume. Ma in Italia si è tradizionalmente sbagliato prelevando troppo, non troppo poco: ghiaia e sabbia erano gratis e rendevano bene. Per decenni chi ha avuto le amicizie giuste li ha presi come e quando ha voluto".
Torniamo al Po. Perchè il piano di assetto idrogeologico del bacino, adottato nel maggio del ' 99, non è ancora operativo?
"Soprattutto per le resistenze dei Comuni, in particolare dei Comuni piemontesi e della Regione Piemonte. Le aree a maggior rischio hanno bisogno di vincoli più severi: zone d'inedificabilità assoluta, delocalizzazione degli edifici costruiti sull' alveo. Tutte misure che trovano una fortissima opposizione a livello locale".
Il super ministero del Territorio e dell'Ambiente che lei aveva proposto resta un miraggio.
"Mi sono battuto dal '97 per quel progetto: è sempre più chiaro che data la gravità dei problemi e la necessità di rendere piu forti le politiche di difesa del territorio occorre una regia unica. Ma la legge 300 del '99 ha rimandato tutto alla prossima legislatura".
Dunque il film della difesa del suolo si gira senza regista. Ci sono almeno i fondi?
"Per le 4.709 zone ad alto rischio idrogeologico - 651 in Piemonte, 53 in Val d'Aosta, 169 in Liguria, 687 in Lombardia - occorrono 2880 miliardi nei prossimi due o tre anni. La Finanziaria in discussione, invece di rafforzare l'impegno, ha tagliato i fondi sia ordinari che straordinari".
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