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SISMOLOGIA - Terremoti, prime previsioni. Due russi propongono un loro metodo.

TRIESTE , Centro internazionale di fisica teorica «Abdus Salam». All'indomani del nuovo catastrofico terremoto che ha sconvolto la Turchia, incontriamo due geofisici russi: Vladimir Keilis-Borok, «grande vecchio» della scuola di geofisica di Mosca, e il suo braccio destro Vladimir Kossobokov. Fanno parte dell'Istituto internazionale di teoria della previsione dei terremoti dell'Accademia delle scienze.
Da dieci anni collaborano con il Centro di fisica teorica nell'ambito del gruppo «Struttura e dinamica non-lineare della Terra», che fa capo a Giuliano Francesco Panza, sismologo dell'Universita' di Trieste. «Noi riteniamo - dicono i due studiosi russi - che sia possibile prevedere i terremoti piu' violenti partendo dalle leggi del caos deterministico che governano i movimenti delle dieci placche tettoniche della litosfera.
E' il loro spostamento a innescare i terremoti. Cosi', all'inizio degli Anni 80, abbiamo cominciato ad analizzare le sequenze sismiche dei terremoti del passato». Ogni anno, su tutta la Terra, gli strumenti registrano un milione di scosse di magnitudo superiore a 2.
Di queste, circa un migliaio sono abbastanza forti da essere percepite dall'uomo. E un centinaio sono quelle che provocano gravi danni e perdita di vite umane. Ogni regione del pianeta Terra, dunque, possiede una sismicita' sua propria, che solo occasionalmente giunge ai nostri sensi.
Ma se questo flusso sismico continuo e normale aumenta o diminuisce, possiamo essere in presenza di fenomeni premonitori di un evento sismico di vasta portata. Le variazioni del flusso medio delle scosse vengono misurate da Keilis-Borok e Kossobokov con un algoritmo, vale a dire con una serie di formule poi trasformate in un software ed elaborate al computer, andando a costituire la base delle loro previsioni.
Gli algoritmi messi a punto sono due. Il primo (chiamato M8) viene applicato in prima approssimazione per cercare di prevedere terremoti di magnitudo superiore a 8 in aree di circa 600 chilometri di raggio e per terremoti di magnitudo superiore a 7,5 in aree di 400 chilometri di raggio. Viene poi impiegato un secondo algoritmo (MSc, che sta per Mendocino Scenario, dal nome della localita' californiana di Cape Mendocino, dove fu testato la prima volta), che restringe l'area a rischio ma accresce la possibilita' di errore. Gli algoritmi vennero collaudati «a posteriori» su un catalogo di oltre un centinaio di forti terremoti verificatisi tra il 1857 e il 1983.
I risultati furono incoraggianti. Verso il 1990 gli algoritmi vennero resi di pubblico dominio e messi a disposizione di chiunque intenda verificarli per conto proprio. E si e' cominciato ad utilizzarli per previsioni questa volta reali, su terremoti di la' da venire. Con eccellenti risultati per quanto riguarda i sismi piu' violenti, come confermarono i test condotti indipendentemente dai ricercatori russi a Mosca e dai loro colleghi americani a Menlo Park, in California, e a Boulder, in Colorado. Dice Keilis-Borok: «Tra il 1992 e il 1997 abbiamo previsto tutti e cinque i terremoti di magnitudo superiore a 8 verificatisi nella cintura sismica del Pacifico: Giappone, Isole Kurili, Marianne, Nuova Guinea, Tonga.
Per quelli di magnitudo superiore a 7,5, invece, i risultati positivi variano tra un terzo e due terzi, a seconda degli algoritmi impiegati». Ogni sei mesi (a gennaio e a luglio) Keilis-Borok e Kossobokov distribuiscono le loro previsioni a una settantina di studiosi sparsi per il mondo: sismologi, geofisici, matematici, ma anche manager economici. E mettono a disposizione di tutti gli interessati, sul sito Internet del Centro di fisica teorica triestino due mappe di previsione sismica: l'una per i terremoti di magnitudo superiore a 8, l'altra per terremoti di magnitudo superiore a 7,5.
Sulla prima di queste mappe - che copre il periodo di previsioni dall'1 luglio '99 all'1 gennaio 2000 - appare il recente terremoto del Messico.
I terremoti avvenuti in in Turchia e a Taiwan sono stati invece mancati: erano al margine di applicabilita' degli algoritmi. Oggi le previsioni dei geofisici russi hanno un'approssimazione spaziale sui 400 chilometri e un'approssimazione temporale dell'ordine di un anno. Ma si sta lavorando a nuovi e piu' raffinati algoritmi che dovrebbero consentire di restringere l'area a rischio fino a 2-300 chilometri e il tempo di allarme ad alcuni mesi. Impossibile scendere al di sotto di questi valori: il terremoto non e' un fenomeno puntiforme ma interessa un'area vasta centinaia di chilometri, che varia a seconda del tipo di terreno e dell'energia liberata.
Le previsioni degli studiosi russi si basano sui dati forniti dal Servizio geologico degli Stati Uniti nell'ambito di un programma russo-americano. La collaborazione ha un curioso risvolto politico.
Fu Gorbaciov, a Vienna, nel 1988, a parlare all'allora presidente americano Reagan delle previsioni dei sismologi dell'Accademia delle Scienze di Mosca, avvertendolo della possibile imminenza di un forte terremoto nella regione della Baia di San Francisco. Passano alcuni mesi, e nell'89 il terremoto colpisce proprio l'area prevista.
Il settimanale «Time» racconta i retroscena della vicenda e da allora la National Science Foundation americana finanzia le ricerche del gruppo di Keilis-Borok e Kossobokov. Assieme alla Fondazione russa per le scienze, all'Unione Europea e al Centro di fisica teorica di Trieste.

Fabio Pagan

da La Stampa 24/11/99




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